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Mediazione o causa: quale conviene davvero?

Analisi comparativa tra mediazione civile e commerciale e contenzioso giudiziale alla luce della Riforma Cartabia

Chi si trova a gestire un conflitto, sia esso di natura commerciale, societaria o privata, giunge inevitabilmente a un bivio: investire nel percorso ordinario del Tribunale o tentare la via della mediazione? La risposta non è mai univoca, né scontata. Tuttavia, per fare una scelta razionale ed economicamente efficiente, è necessario comprendere a fondo i presupposti, i costi ed gli effetti dei due strumenti e le diverse filosofie che governano queste due modalità di risoluzione delle controversie.

Eterodeterminazione e autonomia negoziale

Il processo civile e la mediazione stragiudiziale, infatti, si fondano su presupposti completamente opposti.

Il contenzioso giudiziale è un procedimento “eterodiretto”, governato dalle rigide formalità del codice di procedura civile. In questo contesto, la gestione della lite è interamente demandata a un Giudice, soggetto terzo e imparziale, che analizza la vicenda attraverso le prove per giungere a una sentenza vincolante, che stabilisce chi vince e chi perde.

La mediazione, invece, disciplinata dal Decreto Legislativo n. 28/2010, è un istituto consensuale, in cui il mediatore, professionista terzo e neutrale, agevola la comunicazione tra le parti per facilitare il raggiungimento di un accordo amichevole. Il mediatore non ha poteri decisori o sanzionatori come il Giudice. La sua funzione è di orientare il dialogo per far emergere i reali interessi sottostanti alle posizioni delle parti. Questa diversità condiziona profondamente l’esperienza psicologica ed economica del conflitto. Se il processo esaspera il contrasto e delega la narrazione dei fatti ai difensori, la mediazione restituisce la centralità e il controllo ai diretti interessati.

Condizione di procedibilità: oltre  il mero adempimento formale

Il legislatore italiano ha individuato nella mediazione un pilastro fondamentale per il deflazionamento del carico giudiziario, istituendola come condizione di procedibilità della domanda giudiziale in materie cruciali. Spesso, però, gli operatori e le imprese considerano questo passaggio un intralcio burocratico o un’inutile perdita di tempo. In realtà  si tratta di una lettura riduttiva.

Se ricercare la conferma delle proprie ragioni in una lite è legittimo, si impone tuttavia un’opportuna riflessione su quale sia il reale costo complessivo della prosecuzione del conflitto innanzi ad un tribunale.

Si tratta, nello specifico, di un costo che non può essere quantificato solo con le parcelle legali o i contributi unificati. Il vero prezzo di una lite giudiziaria si misura:

  • nella immobilità delle risorse;
  • nel dispendio di tempo ed energie;
  • nel deterioramento delle relazioni commerciali;
  • nel danno reputazionale;
  • nell’incertezza operativa che impedisce una corretta pianificazione del futuro.

Una sentenza favorevole ottenuta dopo anni di contenzioso si rivela spesso una vittoria solo apparente, in cui i costi superano i benefici economici raggiunti.

Mediazione: tempi, costi e abbattimento del rischio

I vantaggi della mediazione, al contrario, risultano evidenti. Un procedimento stragiudiziale si conclude, per espressa previsione normativa, in un termine non superiore a tre mesi, a fronte di una durata pluriennale dei processi civili.

I costi, inoltre, sono predeterminati dalle tariffe degli organismi, garantendo alle parti una perfetta prevedibilità di spesa sin dal primo incontro.

I vantaggi economici della mediazione sono stati ulteriormente potenziati dalla Riforma Cartabia e dal D.M. 150/2023, che hanno introdotto un interessante sistema di incentivi fiscali, tra cui l’estensione del patrocinio a spese dello Stato per le mediazioni obbligatorie e significativi crediti d’imposta per le indennità corrisposte agli organismi e i compensi degli avvocati.

Fino a 25.000 € di valore del contenzioso il credito di imposta copre integralmente il costo della mediazione che nel caso di MedyaPro è attestato al minimo della tariffa ministeriale. 

Occorre poi considerare la gestione del rischio. Chi ricorre al Tribunale valuta il migliore scenario possibile, ignorando lo scenario peggiore, ossia perdere la causa, ottenere una vittoria parziale o un titolo esecutivo di difficile esecuzione. La mediazione riduce sensibilmente questo rischio questo rischio, permettendo di ottenere un risultato certo, condiviso e immediatamente esecutivo.

Flessibilità della mediazione e centralità dei professionisti

Occorre in ultimo considerare che la giurisdizione ordinaria, per sua natura, è rigida. Il Giudice è vincolato al principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, e può soltanto accogliere o rigettare le domande ed emettere condanne.

La mediazione, al contrario, gode di uno spazio operativo capace di plasmare soluzioni sartoriali che nessuna sentenza potrebbe prevedere. Le parti possono negoziare dilazioni di pagamento, modificare clausole contrattuali e regolare futuri rapporti commerciali. La mediazione non non è orientata all’accertamento sanzionatorio delle condotte pregresse, ma si focalizza sulla sostenibilità e sull’organizzazione delle relazioni future. 

Conclusioni

Alla luce di questa analisi è chiaro che il processo civile conserva il suo valore sussidiario quando è necessario affermare un principio di diritto o quando si è in presenza di una controparte indisponibile al dialogo.

È innegabile però che la stragrande maggioranza delle controversie non richiede una sentenza, ma una soluzione rapida ed economicamente sostenibile. In casi come questi la mediazione può rappresentare la scelta strategicamente più efficiente.

La Redazione