Come una ragionevole conciliazione può essere suggerita dal giudice

  Tribunale di Roma, ordinanza 04.02.2019 – Est. Moriconi.

Commento a cura dell’avv. Giuseppe Ruotolo.

Affinché il percorso conciliativo venga utilmente svolto, l’istante o le parti congiuntamente, devono scegliere un organismo accuratamente, in base a comprovate caratteristiche di competenza e professionalità. Alle parti, il Giudice lascia ampia libertà di comporre i loro interessi all’interno del quadro di indicazioni che rilascia nell’ordinanza, appalesando, al contempo, dure previsioni nel caso non si giungesse alla ragionevole soluzione conciliativa.

Peraltro, si tratterebbe di un accordo per tutti vantaggioso, anche da punto di vista economico e fiscale della controversia in atto.

Va evidenziato che è richiesta l’effettiva partecipazione delle parti al procedimento di mediazione demandata, laddove per effettiva si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa e che oltre agli avvocati difensori siano presenti le parti personalmente.

La mancata partecipazione (ovvero l’irrituale partecipazione) senza giustificato motivo al procedimento di mediazione demandata dal giudice, oltre a poter attingere alla stessa procedibilità della domanda, è in ogni caso comportamento valutabile nel merito della causa ed inoltre consente l’applicazione dell’art. 96 III° cpc.

La lite per recesso da contratto preliminare di compravendita immobiliare è soggetta a mediazione?

 Tribunale di Verona, sentenza 30.10.2018 – Est. Coltro.

Commento a cura dell’avv. Guido Trabucchi. La causa che attiene al recesso dal contratto preliminare di compravendita immobiliare con la pretesa al doppio della caparra, alle restituzioni ed ai danni per inadempimento (oltre che a pretese risarcitorie varie), vertendo in tema di rapporti obbligatori e non certo in tema di condominio o diritti reali, non è soggetta alla mediazione obbligatoria ex art. 5, comma 1-bis, d.lgs. n. 28 del 2010.

La mediazione è opportuna anche nei giudizi di opposizione all’esecuzione

  Tribunale di Vicenza, sentenza 10.10.2018 – Est. Ricci.

Commento a cura dell’avv. Massimiliano Paolettoni. L’ inapplicabilità della mediazione alla procedura esecutiva deriva, in sostanza, dalla inscindibile connessione – logica prima che giuridica – tra un’attività di bilanciamento di opposti interessi (operata dal mediatore) e una controversia in atto, laddove nessun bilanciamento appare realizzabile né ipotizzabile in presenza di un titolo che accerti una pretesa e ne consenta il soddisfacimento coattivo. Diversamente accade, invece, negli eventuali giudizi di cognizione che sull’esecuzione si innestino, poiché in tale fase emerge nuovamente l’elemento della “controversia” tra le parti che legittima l’esperimento della procedura di mediazione.

L’avvocato non può rappresentare la parte in mediazione neppure se munito di procura notarile

 Tribunale di Vasto, sentenza 17.12.2018 – Est. Pasquale.

Commento a cura dell’avv. Giuseppe Ruotolo. La mediazione può dirsi correttamente esperita se le parti sono sempre presenti personalmente, assistite dai rispettivi avvocati, a tutti gli incontri programmati innanzi al mediatore.

Chi intende farsi rappresentare in mediazione da un altro soggetto, può farlo, ma deve innanzitutto dedurre e provare che sussiste un impedimento oggettivo che le impedisca di essere personalmente presente e, in secondo luogo, è necessario che la persona delegata sia a conoscenza dei fatti che hanno originato il conflitto e sia dotata del potere di assumere decisioni vincolanti per la parte rappresentata.

Il rappresentante non potrà, però, mai identificarsi nella persona dell’avvocato che difende e rappresenta la parte in giudizio, per un triplice ordine di argomentazioni: in primo luogo, perché non è pensabile applicare analogicamente alla mediazione le norme che all’interno del processo consentono alla parte di farsi rappresentare dal difensore (art.83 c.p.c.), data la evidente diversità di ratio tra i due istituti; in secondo luogo, perché nella mediazione la funzione dell’avvocato è di mera assistenza alla parte comparsa e non di rappresentanza della parte assente; in terzo ed ultimo luogo, perché la presenza del solo avvocato, non accompagnato neppure da un fiduciario dell’interessato, impedirebbe al mediatore di avere un contatto diretto con le persone protagoniste del conflitto, precludendogli di comprendere quali siano i bisogni, gli interessi, i sentimenti dei soggetti coinvolti, che gli stessi possono e debbono mostrare con immediatezza, senza il filtro dei difensori.

Ciò detto, va anche escluso che il conferimento di una procura speciale notarile al proprio avvocato valga a sanare il rilevato vizio di illegittimità nello svolgimento della procedura di mediazione, poiché l’osservanza di particolari forme nel rilascio della procura non costituisce un fattore idoneo a superare le ragioni sostanziali innanzi esposte, su cui è fondata la conclusione della non delegabilità all’avvocato della partecipazione in mediazione.

Non si comprenderebbe, del resto, per quale ragione la procura notarile dovrebbe avere maggior efficacia, sotto il profilo sostanziale, della procura comunque conferita in forma scritta.

In assenza della parte è valido l’accordo di mediazione sottoscritto dall’avvocato munito di procura alle liti?

Tribunale di Roma, sentenza 20.12.2018 – Est. Moriconi.

 

Commento a cura dell’avv. Mario Antonio Stoppa, Responsabile MedyaPro – sede di Lecce.

La procura alle liti, rilasciata dal cliente all’avvocato anche con la previsione della possibilità di transigere, ma senza riferimento alla mediazione, si riferisce soltanto alla causa e NON è idonea alla gestione della procedura di mediazione e tanto meno alla negoziazione di un accordo, da parte del rappresentante (in questo caso l’avvocato). Ma anche laddove nella procura sia espressamente menzionata la mediazione, è necessario in tale procedimento, salvo obiettive ed eccezionali ragioni ostative, la presenza di persona del soggetto interessato.

Riguardo poi la possibilità per la parte assente di farsi rappresentare in mediazione demandata e obbligatoria, la procura rilasciata a tal fine (al suo difensore o ad altro soggetto) non è sufficiente a far ritenere correttamente svolta la procedura di mediazione. Il mandato (che in ciò si sostanzia il conferimento di rappresentare la parte assente in mediazione), necessita, per la sicurezza del mandante, del mandatario e del terzo, di istruzioni e poteri certi, chiari e ben delineati. Ciò rende assai problematica la possibilità di ammettere in via generale la rappresentanza della persona fisica in mediazione.

Riguardo infine la validità dell’accordo raggiunto in mediazione dall’avvocato della parte assente, certamente sarebbe privo di fondamento giuridico l’eventuale assunto che l’irritualità del procedimento di mediazione  (che può per altro verso attingere, nei casi di cui all’art. 5 comma 1 bis e secondo del decr.lgsl.28/2010, a rilevanti conseguenze, quali, per l’attore, l’improcedibilità della domanda), possa produrre l’invalidità dell’accordo.

Per la revoca dell’amministratore di condominio non si applica la mediazione

Corte di Appello di Palermo, sentenza 29.6.2018 – Est. Picone.

Commento a cura del Dott. Luigi Butti. Anche se per “controversie in materia di condominio” ai sensi del D.Lgs. 28/2018, art. 5, comma 1, si intendono tra le altre, quelle degli articoli ricompresi dal 61 al 72 disp. att. c.c., (essendo l’art.64 disp. att. c.c., relativo, appunto, alla revoca dell’amministratore), per contro, l’art.5, comma 4, lett.f,  del D.lgs. 28/2010, è inequivoco nel disporre che il meccanismo della condizione di procedibilità della mediazione (di cui ai commi 1 bis e 2), non si applica nei procedimenti in camera di consiglio come quello per la revoca dell’amministratore di condominio.

L’assenza in mediazione può contrastare con l’interesse a ottenere un provvedimento immediatamente esecutivo

 Tribunale di Roma, ordinanza 26.6.2018 – Est. Cerenzia.

Commento a cura dell’avv. Aldo Corcioni. L’obbligo di partecipazione in mediazione effettiva a carico di entrambe le parti si desume dal disposto ex art. 8 co. 4 bis. Nell’ipotesi di mancata partecipazione si deve intendere non solo l’assenza ma anche il rifiuto ingiustificato, trattandosi di condotte omissive equivalenti, in quanto idonee a frustrare la stessa possibilità di tentare la mediazione (in coerenza anche con l’art. 88 cpc, sul dovere di lealtà). Tale condotta omissiva o comunque non collaborativa può contrastare con l’interesse ad ottenere un provvedimento immediatamente esecutivo qual è la richiesta di provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.

Omessa mediazione: quando il giudice può dichiarare la improcedibilità dell’azione?

 Tribunale di Arezzo, sentenza 6.7.2018 – Est. Labella.

Commento a cura dell’avv. Elisa Fichera. Il giudice, dopo aver rilevato d’ufficio, entro la prima udienza, l’improcedibilità dell’azione per mancato esperimento del procedimento di mediazione, non può limitarsi ad emettere una sentenza in rito di improcedibilità, ma deve, prima di tutto, assegnare contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Solo in quest’ultima ipotesi, se la parte non avvia la mediazione, il giudice potrà dichiarare la improcedibilità della domanda.

 

Il mediatore non fissa il primo incontro? Rischio improcedibilità se l’avvocato non lo sollecita formalmente

 Tribunale di Treviso, sentenza 19.9.2017 – Est. Deli.

Commento a cura dell’avv. Simone Tagliaferro. E’ improcedibile il giudizio se l’opponente deposita tempestivamente l’istanza di mediazione ma l’incontro non si svolge per inerzia del mediatore. Quando la parte si rende conto che la sua domanda di mediazione non ha ricevuto seguito, è necessaria un’ulteriore attività per sollecitare il mediatore all’apertura e la fissazione del prescritto incontro, come un’ulteriore e formale istanza e/o la messa in mora.

Difatti, è “L’esperimento del procedimento di mediazione” che è condizione di procedibilità della domanda giudiziale e non il deposito della domanda di mediazione.

Quando scade il termine per impugnare la delibera di condomino dopo il verbale negativo di mediazione?

  Tribunale di Verona, sentenza 08.3.2018 – Est. Chiavegatti.

Commento dell’avv. Guido Trabucchi. Dopo una mediazione fallita in tema di impugnazione di delibere condominiale, per ricorrere in tribunale si avrebbe un numero di giorni pari alla differenza tra i trenta giorni previsti dal codice civile e quelli intercorsi fino alla comunicazione dell’istanza di mediazione. Invece, trattandosi di interruzione del termine di 30 giorni, dopo il deposito del verbale negativo della mediazione, si hanno da capo tutti 30 giorni per depositare la domanda in tribunale (o dal giudice di pace a seconda della competenza).